Un’avventura lunga 2600 chilometri alla scoperta del West! | Selle Royal

Un’avventura lunga 2600 chilometri alla scoperta del West!

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Un’avventura lunga 2600 chilometri alla scoperta del West!
Aprile 2018

C’è chi, per vocazione, dedica la propria vita alla conoscenza dell’astrofisica osservativa. C’è chi invece preferisce approfondire lingue antiche. L’aramaico magari...
E poi c’è chi decide di viaggiare in bicicletta. E lo fa per scoprire la natura, i suoi suoni e i suoi odori; per sentire il vento soffiare sul viso; per vivere ogni giorno con autentica intensità; per assaporare a pieno la libertà; per affrontare un viaggio come un’esperienza di condivisione con chi incontrerà lungo la strada; e anche, semplicemente, per il gusto di pedalare.
Queste sono le fondamenta della vita di Roberto Cassa, avventuriero che gira il mondo a bordo della sua bicicletta e che in queste settimane ha deciso di cimentarsi con i variegati e sorprendenti territori dell’ovest americano.

Roberto, partito un mese fa con una Scientia al suo fianco, ha deciso di condividere la sua avventura con Selle Royal, regalandoci un racconto che i veri appassionati di bici e natura non possono proprio perdere.

Ciao Roberto, bentornato dalla tua avventura sulla West Coast americana! Per prima cosa, come stai? È stata un viaggio faticoso?
Sulla carta è stato un viaggio impegnativo: 2600 chilometri in 33 giorni, con 27.000 metri di dislivello. Ma quando ti diverti la fatica si sente meno! Soltanto ora che sono rientrato inizio a sentire il peso dei chilometri percorsi, mentre durante l'avventura ho sempre vissuto la giornata con serenità, anche quando in Oregon ha piovuto per cinque giorni consecutivi; ma questa è la mia passione, se mi pesasse farei altro.

Prima di partire avevi fissato un itinerario (partenza da Seattle in direzione Vancouver, poi discesa sulla West Coast fino a Los Angeles), ci sono state deviazioni o hai seguito il percorso previsto?
A grandi linee ho seguito il percorso previsto, ma sono stato costretto ad una deviazione nella Big Sur, a sud di Monterey, in California: la strada costiera era chiusa per una frana caduta durante il periodo delle piogge. Ho proseguito fin dove era possibile, per poi tornare sui miei passi e prendere un treno per recuperare tempo e risparmiarmi 200 chilometri di autostrada interna.

Hai avuto modo di attraversare grandi città e splendide riserve naturali: qual è stato il posto che ti ha colpito di più? 
La West Coast è caratteristica per la varietà dei paesaggi: ogni giorno l'orizzonte cambia radicalmente. Lo sguardo si perde tra gli ampi spazi, le imponenti montagne innevate e la vegetazione rigogliosa dello Stato di Washington. Poi si passa alla roccia levigata dal vento, agli ambienti selvaggi, alla costa frastagliata e ai piccoli centri abitati tipici dell'Oregon. E infine si arriva nelle foreste millenarie, tra le imponenti sequoie, dove il sole e la terra rossa sono in contrasto con il blu del cielo californiano. Le Sequoie del Redwoods National Park mi hanno lasciato letteralmente senza fiato! Ad ogni chilometro avevo ha la sensazione di essere più leggero nel guardare gli enormi giganti di legno che si ergono da centinaia d’anni su questa terra.

Oltre ai chilometri, alla terra e all’asfalto, il tuo viaggio è stato caratterizzato anche dal confronto con la cultura locale e con gli abitanti del posto. Qual è stato l’incontro più significativo? E quello più divertente?
Sicuramente in questo mese ho vissuto degli incontri interessanti: sono stato ospitato da un pescatore di salmoni dell'Alaska che mi ha raccontato storie incredibili sulle sue avventure con questi pesci, oltre a farmene provare uno per cena. Ho poi conosciuto due fidanzati che hanno attraversato il Centro e il Sud America in bicicletta; mi hanno raccontato di come spesso siano scampati a situazioni davvero pericolose per via della somiglianza di lui con il Messia: spesso le persone invece di salutarlo si facevano addirittura il segno della Croce.
Gran parte delle mie giornate si sono concluse così, condividendo storie con persone incontrate lungo il percorso.

Come ti sei trovato con l’attrezzatura che avevi con te?
Sono quattro anni che viaggio in bici, ormai so quali sono le cose davvero importanti e come viaggiare il più leggero possibile. O almeno così pensavo.
La sella Scientia ha rivoluzionato la mia esperienza di viaggio; spesso nei miei viaggi precedenti ho avuto problemi legati alla sella, sia nel corso della pedalata che dopo. Con Scientia invece non ho avuto il minimo pensiero e questo ha giovato molto su tutti gli aspetti del viaggio, permettendomi di vivere con serenità la mia avventura. Dopo l'esperienza con questa sella, Scientia sarà la prima cosa che metterò in valigia per una lungo tragitto in bici.

Come sono i tracciati per le biciclette in quella parte di America?
La West Coast è un viaggio che attrae un buon numero di cicloturisti, per questo le strade lungo la costa riservano sempre uno spazio per le bici. Tuttavia ci sono anche strade molto rapide, dove i limiti di velocità sono alti, quindi non posso dire di essermi sentito completamente al sicuro, soprattutto nelle giornate di pioggia.
Di fatto, lungo la costa non ci sono piste ciclabili. Al contrario, vicino alle grandi città, ci sono molti tracciati per biciclette: a Seattle, ad esempio, ho percorso una fantastica ciclabile che attraversa la città e si estende fino a 30 chilometri a Nord, attraverso i boschi e costeggiando un lago.

C’è stato qualche imprevisto? Come lo hai affrontato?
L'avventura vive di imprevisti e questo è uno degli aspetti che preferisco, vero segno della libertà che caratterizza i miei viaggi. Una giornata in particolare è stata dominata dagli imprevisti, tra cui il peggiore è stato il malfunzionamento di entrambi i freni.
Era il giorno in cui ero pronto a partire per quella che sulla carta doveva essere il tragitto più difficile: 110 chilometri, con la pioggia e più di 2000 metri di dislivello.

Mi sono ritrovato ben presto completamente immerso nella fitta foresta Californiana: gli alberi erano così imponenti che sembrava di pedalare nella terra dei giganti e la strada non era trafficata, anzi, passava un'auto ogni mezz'ora.
A Leggett ho raggiunto la vetta più alta e a circa 600 metri da lì, ho iniziato una discesa di 14 chilometri per poi risalire di nuovo. Vedendo avvicinarsi la prima curva ho provato a rallentare ma, stranamente, nulla accadeva: entrambi i freni andavano completamente a vuoto! Nonostante il panico crescente, mi sono concentrato al massimo per superare tutte le curve senza freni: il primo tornante si avvicinava e io ero troppo veloce, così ho messo il piede a terra e rallentato quel tanto che bastava per superare la curva. Le curve si susseguivano una dopo l'altra e con la pianta del piede ben ancorata a terra, frenavo quel tanto che bastava a non schiantarmi contro le rocce.
Non andare nel panico è  stato il motivo per cui, una volta terminata la discesa, l'unica ad uscirne danneggiata è stata la suola della mia scarpa!
A quel punto mancavano solo due ore e mezza al tramonto e le energie rimaste erano ben poche. All'improvviso, in maniera del tutto inaspettata, si scatenava una tempesta con pioggia e vento molto forti. Ho capito subito di essere in una situazione d'emergenza ed è lì che il mio corpo ha rilasciato una forte scossa di adrenalina, che mi ha ricaricato completamente.

In mezzo alla tempesta ho pedalato senza sosta, arrivando finalmente nella città dove ho trovato rifugio presso un alloggio individuato su Warmshowers, una piattaforma simile a Couchsurfing ma dedicata ai viaggiatori in bici. Mi sentivo stanco ma al tempo stesso felice; ho scelto di vivere inseguendo l’avventura, se non fossi felice a fine giornata vorrebbe dire che ho fatto una scelta di vita sbagliata.  

Essendo ormai un veterano dei viaggi su due ruote, quali sono i consigli che ti senti di dare a chi vorrebbe affrontare il tuo stesso percorso?
Il primo passo concreto per organizzare un viaggio su due ruote è raccogliere informazioni sulla meta e, di conseguenza, sulla attrezzatura adeguata da portare con sé; su internet è possibile trovare una buona parte dei contenuti. È bello vivere l'avventura in piena libertà, ma una buona pianificazione non deve mai mancare. Viaggiare in bici vuol dire contare solo su se stessi, quando gli imprevisti arriveranno (e statene certi, arriveranno), è importante essere pronti ad affrontarli!

Quale è l’esperienza più strana e particolare che hai vissuto durante questo mese sulla West Coast?
Ho vissuto un'esperienza particolare nell'isola di San Juan a Nord di Seattle scoprendo che gli americani sono davvero un popolo incredibilmente ospitale. Attraverso Warmshowers, ho conosciuto Brendan, che, nonostante fosse fuori città per lavoro, mi ha permesso di dormire in casa sua. Quella sera c'era brutto tempo e non avevo trovato alternative per dormire: grazie a lui ho potuto riposare al caldo e all'asciutto.
Dormire a casa di qualcuno senza conoscerlo né vederlo è stata di sicuro un'esperienza che mi ha lasciato stupito per la fiducia e la gentilezza, ma allo stesso tempo non mi ha fatto sentire molto a mio agio durante la notte.

Queste sono le immagini, le suggestioni e i frammenti d’avventura che il nostro ciclista esploratore ci ha voluto raccontare.
Roberto Cassa ama andare a conoscere territori nuovi e variegati e raccontarli dalla prospettiva della sua bicicletta. Questa è la sua missione, la sua dimensione, la sua vita.
Dopo l’Islanda,  il Giappone, l’Irlanda in monopattino, Taiwan, la Nuova Zelanda e la West Coast americana, quale sarà la sua prossima meta?
Ancora non lo sappiamo, l’unica cosa certa è che Roberto non rimarrà fermo. L’aramaico antico può attendere.

 

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